Conoscere la propria azienda: i costi.

Prendere una decisione significa scegliere tra diverse alternative di azione quella che è più conveniente nel raggiungimento dei propri obiettivi. La comparazione tra diverse alternative comporta la valutazione delle stesse in termini di risorse da impiegare e di costi da sostenere. Sia per le aziende in fase di start-up, che per quelle in procinto di iniziare un nuovo progetto, il controllo di gestione diventerà indispensabile nella realizzazione dei propri obiettivi.
Il controllo di gestione è il processo mediante il quale la direzione assicura che le risorse vengano acquisite ed impiegate in modo efficace ed efficiente per la realizzazione degli obiettivi.
Il controllo di gestione definisce:
– i contenuti delle azioni da cui dipende la realizzazione della strategia
impostata;
– i costi;
– i tempi di attuazione;
– le responsabilità e i risultati attesi.
Le informazioni di costo rappresentano l’elemento fondamentale nei processi
decisionali.
Il costo è una quantità espressa in termini monetari (un valore). Così individuiamo
due nozioni di costo:
a) costo di acquisto, che deriva da un processo di scambio monetario;
b) costo di produzione, definito dalla somma dei valori attribuiti ai fattori
(risorse) impiegati in un processo di produzione.
Non esiste alcuna configurazione di costo “universale” in assoluto, utilizzabile per qualsiasi scopo. Esistono, invece, diverse possibili configurazioni di costo, costruite “ad hoc”, per supportare specifiche decisioni.
Per conoscere a fondo come è fatta l’azienda o come vogliamo che sia, bisogna conoscere, analizzare e classificare (organizzare) i costi. Il principio fondamentale che ci dovrebbe guidare nella progettazione e l’impiego della contabilità dei costi è la rilevanza ed utilità rispetto allo scopo perseguito.
La classificazione dei costi è uno strumento necessario per le scelte relative alla convenienza economica. I costi possono essere classificati in base:
1) alla natura: basandosi sulle caratteristiche fisiche ed economiche dei fattori impiegati nei processi produttivi (ad
es. materiali diretti, mano d’opera, stipendi tecnici, forza motrice, materiali ausiliari e di consumo);
2) all’oggetto: al quale si riferiscono:
a) costi speciali attribuibili ad uno specifico oggetto (es. prodotto) in modo esclusivo (ad es. materie
prime utilizzate esclusivamente per la produzione di uno specifico oggetto);
b) costi comuni riferibili a più oggetti ai quali vengono imputati attraverso ripartizioni soggettive
(ad es. spese dei servizi di amministrazione o dei costi di illuminazione, ecc.);
3) alle modalità di imputazione: a) costi diretti, imputati direttamente ad uno specifico oggetto (es. prodotto), in quanto è possibile procedere ad un calcolo oggettivo del consumo effettivo del fattore produttivo impiegato per
ottenere quel determinato oggetto;
b) costi indiretti, che non vengono imputati direttamente all’oggetto specifico in quanto riguardano fattori produttivi per i quali non è possibile o non è conveniente procedere alla misurazione oggettiva del consumo.
4) alla variabilità: a) costi fissi: la loro entità non viene influenzata dal volume di produzione; esso è un valore costante, che l’impresa deve sostenere in ogni caso (ad es. i costi per il personale dipendente o quelli per l’acquisto delle immobilizzazioni);
b) costi variabili: la loro entità varia al variare del livello di produzione secondo un criterio di proporzionalità diretta (ad es. i costi relativi all’acquisto delle materie prime).
Valutare significa attribuire un valore.
Una volta identificati e valutati i costi è possibile procedere con la configurazione dei costi. Cioè effettuare la sommatoria dei costi per ottenere le informazioni economico- finanziarie che possano essere utili per le decisioni. Possibili configurazioni:

Costo primo (o diretto) deriva dalla somma di tutti i costi speciali di natura industriale. Comprende le materie prime, la manodopera diretta, lavorazioni di terzi e altri costi diretti relativi alla trasformazione industriale. Tale configurazione può essere utile per la valorizzazione delle rimanenze finali di prodotti finiti.
Costo industriale (o di fabbricazione o pieno industriale) è determinato sommando al costo primo, la quota di costi industriali indiretti imputabile all’oggetto di costo (ammortamenti, mano d’opera indiretta, costo per utilizzo di materiale accessorio, ecc.).
Costo di fabbricazione e commercializzazione si ottiene sommando al costo di fabbricazione i costi legati all’attività di vendita relativa all’oggetto di costo. Tale configurazione si rivela utile per confrontare
la redditività legata alle singole linee di prodotto.
Costo complessivo (o pieno) è determinato sommando alla configurazione precedente una quota di costi di
natura amministrativa, finanziaria, fiscale, di ricerca e altri costi generali. Tale configurazione costituisce la base per la determinazione del prezzo di vendita. In base alle diverse configurazioni di costo è possibile distinguere differenti
modalità di definire l’utile aziendale per prodotto:
Il margine lordo di contribuzione di un prodotto è il risultato economico con cui quel prodotto contribuisce alla copertura dei costi fissi e all’ottenimento del profitto aziendale. Ha lo scopo di evidenziare il grado di elasticità del risultato economico al variare dei volumi produttivi.

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